Come funziona la detassazione dei rinnovi CCNL nel 2026
La legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025) ha introdotto, in via sperimentale esclusivamente per il 2026, la possibilità di applicare un’imposta sostitutiva all’IRPEF e alle addizionali comunali e regionali pari al 5% sugli aumenti retributivi riconosciuti ai lavoratori nel corso dell’anno.
Il beneficio riguarda gli incrementi salariali derivanti dai rinnovi di contratti collettivi sottoscritti nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026.
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 2/E del 24 febbraio 2026, ha chiarito in modo puntuale sia i requisiti soggettivi sia le voci retributive che rientrano nell’agevolazione.
Requisiti e ambito di applicazione della misura
La detassazione al 5% si applica ai lavoratori dipendenti del settore privato che, nel 2025, hanno percepito un reddito da lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro.
L’agevolazione interessa le somme corrisposte nel 2026 relative agli aumenti contrattuali, anche nel caso in cui l’erogazione sia iniziata negli anni precedenti, purché derivi da rinnovi contrattuali sottoscritti tra il 2024 e il 2026.
La circolare chiarisce inoltre che, qualora gli aumenti siano distribuiti su più tranche pluriennali, la detassazione si applica alle quote effettivamente erogate nel 2026, anche se riferite a incrementi stabiliti in anni precedenti.
Ad esempio, nel caso di un rinnovo di CCNL stipulato il 22 aprile 2025 che preveda un aumento complessivo mensile di 200 euro articolato in più fasi:
- 30 euro dal 1° giugno 2025
- 45 euro dal 1° dicembre 2025
- 50 euro dal 1° giugno 2026
l’imposta sostitutiva si applica a tutte le somme erogate nel 2026. In particolare:
- da gennaio a maggio 2026 su 75 euro mensili (somma degli aumenti del 2025)
- da giugno a dicembre 2026 su 125 euro mensili (incrementi complessivi)
L’agevolazione riguarda sia la retribuzione diretta sia quella differita, includendo quindi anche tredicesima ed eventuale quattordicesima.
Vantaggi e criticità della detassazione
Il principale vantaggio del provvedimento è la riduzione del carico fiscale sugli aumenti retributivi, che consente di incrementare il netto in busta paga senza un corrispondente aumento del costo del lavoro per le imprese.
Tuttavia, la misura presenta anche alcune criticità. La detassazione agisce esclusivamente sul netto e non incide sul salario lordo. Di conseguenza, non produce effetti strutturali su elementi come pensioni future, TFR o altri istituti collegati alla retribuzione complessiva.
Inoltre, si genera una possibile disparità tra lavoratori: non tutti possono beneficiare dell’agevolazione. Restano infatti esclusi coloro che non sono coperti da un CCNL rinnovato o che operano in settori caratterizzati da rinnovi sporadici o frammentati.
Una misura utile ma non risolutiva
In conclusione, la detassazione dei rinnovi CCNL rappresenta uno strumento utile e immediato per attenuare la perdita di potere d’acquisto dei lavoratori e sostenere la contrattazione collettiva.
Tuttavia, da sola non è sufficiente a risolvere le criticità strutturali del mercato del lavoro italiano, come la stagnazione salariale, la bassa produttività e l’elevato cuneo fiscale. Per affrontare queste sfide, restano necessari interventi più ampi e sistemici.


